Generalità sugli impianti idroelettrici di produzione mediante accumulo
per pompaggio
La derivazione delle acque a scopo idroelettrico si fonda sul concetto
che deviando le acque dal loro corso naturale mediante canali, condotte
e gallerie si realizza un risparmio di energia di posizione che si mette
a frutto sulle pale di una macchina (turbina), facendo girare l'albero
di un motore (alternatore) che genera la corrente elettrica.
Un impianto idroelettrico utilizza le acque che scorrono nel rio, torrente
o fiume senza modificarne la portata (se non nel tratto sotteso tra la
presa e la restituzione al quale l'acqua è sottratta) - in tal caso
si dice ad acqua fluente - o si avvale della capacità di
regolazione di un invaso che consente, con l'accumulo, di trasferire nel
tempo e concentrare la produzione di energia, ed allora si dice, appunto,
che l'impianto è regolato.
Teoricamente occorrono 363 metri di salto perché un metro cubo
d'acqua produca un chilowattora; in pratica ne occorrono oltre 400 per
effetto delle perdite di vario genere.
La produzione di energia elettrica si realizza anche a mezzo di altre
fonti energetiche; alcune - eoliche, solari, maremotrici - sono dette rinnovabili
come le idroelettriche; altre non lo sono perché la loro utilizzazione
comporta la combustione della materia - carbone, petrolio, gas, biomasse,
sostanze radioattive - la cui formazione risale spesso a lontane ere geologiche.
La produzione di energia che si ricava dalle varie fonti in genere
non corrisponde alla richiesta delle diverse utenze; mentre il problema
di immagazzinare grandi quantità di energia si può dire ancora
irrisolto.
Inoltre essendo il diagramma temporale della produzione a mezzo degli
impianti tradizionali sfasato rispetto a quello della domanda si verifica
la necessità di stabilire la compatibilità tra disponibilità
e fabbisogno.
Da tale esigenza è scaturita l'idea di un particolare tipo di
impianto idroelettrico, quello di produzione mediante accumulo per pompaggio.
Il funzionamento di detti impianti si basa sul criterio di realizzare
un flusso d'acqua tra due invasi, situati a quote molto differenti, nel
senso della caduta (fase di produzione) e nel senso opposto del sollevamento
(fase di pompaggio); la produzione ovviamente si realizza nelle ore di
punta dei consumi, in cui la maggiore richiesta conferisce all'energia
prodotta maggior pregio, mentre il sollevamento si effettua nelle ore e
nei giorni di minore richiesta utilizzando energia (detta di cascame) che,
essendo comunque prodotta con ridotte possibilità d'impiego, ha
scarso valore.
Gli impianti di produzione per pompaggio si prestano anche per costituire
riserve d'acqua ad alta quota nei periodi in cui si verificano deflussi
abbondanti, utilizzando comunque energia di scarso valore per il pompaggio;
in questo caso si attua una vantaggiosa opera di regolazione di tipo stagionale.
Per assolvere alla loro funzione gli impianti di produzione per pompaggio
sono dislocati in vicinanza delle grandi concentrazioni industriali ed
urbane le cui utenze sono caratterizzate da alti consumi energetici.
È ancora da sottolineare che in detti impianti si consuma molta
più energia di quella che si produce (circa un 30-40% in più)
ma l'operazione risulta economicamente molto vantaggiosa per il maggior
pregio dell'energia prodotta rispetto a quella consumata, così da
giustificare ampiamente i forti investimenti che la costruzione degli stessi
impianti richiede.
In certi casi detti impianti utilizzano strutture, centrali ed invasi
esistenti, artificiali o naturali, che consentono di contenere i costi
di costruzione.